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La cultura storica e la sfida dei rischi globali - Page 21


47 Vol III, cap. I, Industria e borghesia. Si veda anche lo scritto del 1986 La rivoluzione industriale: cui bono?, in I. Wallerstein, La scienza sociale, come sbarazzarsene. I limiti dei paradigmi ottocenteschi, Milano, Il Saggiatore, 1995 (ed. orig. della raccolta 1991). Ivi l’a. sviluppa la critica del concetto di rivoluzione industriale come "nesso esplicativo del mondo moderno", fino a negarne la sussistenza evenemenziale, in termini ancora più netti che nel citato volume III dell’opera maggiore.

48 L’era della Transizione. Le traiettorie del sistema–mondo 1945–2025. Coordinato da Terence K. Hopkins e Immanuel Wallerstein, Trieste, Asterios Editore, 1997, pp. 21 e 285–286.

49 Ivi, pp. 285–286 (e, in generale, il cap. 9, Le possibilità globali, 1990–2025).

50 G. Arrighi, Il lungo XX secolo, Milano, Est, 1999 (nuova ed.). In particolare si vedano l’Introduzione e l’Epilogo, Può il capitalismo sopravvivere al proprio successo?, pp. 464–466.

51 I due passi cit. nell’ed. italiana, pp. 28 e 603.

52 C. Ponting, Storia verde del mondo, Torino, Società Editrice Internazionale, 1992, pp. 439, 447–448.

53 J.–P. Delèage, op.cit., pp. 248–249.

54 Per la definizione di "eco–storia" v. ivi, 253. Delèage é uno dei più "storici" degli ecologi; nonostante le nostre riserve su alcuni aspetti delle sue liaisons braudeliane, dobbiamo dire che la sua "chiamata’ agli storici "puri’ in direzione dell’ecologia é molto precisa: "Giacchè il posto dell’umano rimane proprio la questione più complessa di questa scienza. Complessa., ma più attuale che mai in quella fine del ventesimo secolo, che rimarrà come quella dell’emergemza dell’uomo in quanto "fattore geologico planetario’, proprio come nell’intuizione di Vernadskij. [...] Nessun rapporto umano – opposizioni sociali e di classi, dominio della donna, rapporti Nord–Sud, rappresentazioni del mondo – sfugge a questo dilemma fondamentale del nostro tempo. L’immenso progresso messo in moto dalla rivoluzione industriale é anche all’origine di distruzioni intollerabili per la nostra Terra ed i suoi abitanti" (e qui c’é una citazione positiva di "Quaderni storici"). Il passo é in J.–P. Delèage, L’ecologia, la sua storia, la civiltà umana: alcune riflessioni, "Giano", n. 9, settembre dicembre 1991, pp. 115–120 (citazioni dalle pp. 118–119).

55 Si cita dal famoso articolo di F. Braudel, Histoire et sciences sociales. La longue durèe, che leggiamo nella traduzione italiana di La storia e le altre science sociali. A cura di Fernand Braudel, Roma–Bari, Editori Laterza, 1974, pp. 153–193 (v. in particolare p. 153 e 154; la definizione di "mercato comune" é anche in Problemi di metodo storico. A cura di Fernand Braudel, Roma–Bari, Editori Laterza, 1973, Prefazione, p. VIII, donde testualmente la riprendiamo). Nello scritto del 1958 sulle "Annales" Braudel parla en passant di "ecologia", come variante di "geografia" e posizione problematica dei problemi dello spazio (pp. 191–192); ma l’uso riduttivo é in quei tempi comprensibile.

A proposito di geografia, va rilevato che essa avrebbe potuto fornire validi passaggi ad un’interdisciplinarità totale, capace di attribuire alla storia una funzione di cerniera epistemica generale. Ma la pregnanza d’un’opera pionieristica come La Terre et l’èvolution humaine. Introduction gèographique à l’histoire, di Lucien Febvre (Paris, Editions Albin Michel, 1938; I ed. 1922; la stesura originale risaliva addirittura agli anni d’anteguerra), ampiamente influenzata dall’insegnamento di Vidal de La Blache (e, sul piano propriamente storiografico, dall’opera di Henry Berr, La Synthése en Histoire, Paris, 1911), ci sembra sia rimase priva di sviluppi decisivi in quel senso. Il clou della proposta di Febvre era costituito dallo studio dei "rapports du milieu et des sociètès dans leur èvolution historique": "Ainsi, connaissance approfondie et de premiére main du milieu naturel; intelligence gènèrale des conditions du dèveloppement des hommes: ce sont les deux bases fondamentales de toute gèographie humaine sèrieuse et efficace" (pp. 101 e sgg.). L’introduzione dell’elemento diacronico nella geografia e la considerazione della Terra come sede di vita e di attività degli "occupants" (v. l’Avant–propos di Berr, p. XII) restavano peraltro nell’ambito d’una convergenza parziale di discipline umane; non c’era l’economia e, soprattutto, non c’erano le scienze della natura, dalle quali stava maturando per vie proprie il nuovo paradigma ecologico.

56 F. Braudel, Civiltà materiale, economia e capitalismo. III. I tempi del mondo, Torino, Giulio Einaudi editore, 1982, risp. pp. 574, 590, 633.

57 Ivi, p. 623. L’ultima parte del capitolo VI del volume si intitola significativamente Superare la rivoluzioneindustriale. La diluizione diacronica di Braudel può essere intesa come positivo invito all’ analisi continua e instancabile. Ma anche come infinità della stessa e frammentazione interminabile dei tempi, per cui la tartaruga della storia risulta irraggiungibile dal pie’ veloce dell’Achille storiografo. In realtà, dopo tante discussioni, scoperte, manifesti, non pare possa esserci una reciproca esclusione tra la priorità della dimensione diacronica e il nodo duro, anche improvviso, dell’evento come culmine di un processo di "avvenimento" delle cose. In Die Lage (sempre nella Introduzione) Engels parla giustamente di "gigantesco slancio" e di "movimento vorticoso" succeduti ad un lungo periodo di moto uniforme; e nell’Antidühring scrive: "Il sonnolento processo di sviluppo del periodo della manifattura si trasformò in un periodo di vero Sturm und Drang della produzione" (rimando con ciò anche alla ripresa di questi temi in Jürgen Kuczynski, La rivoluzioneindustriale in Germania, "Studi storici", luglio–dicembre 1961, pp. 659–689, spec. pp. 664).

58 F. Braudel, op. cit., III, p. 63.

59 M. Bloch, Apologia della storia o Mestiere di storico. Con uno scritto di Lucien Febvre. A cura di Girolamo Arnaldi, Torino, Einaudi, 1969, p. 54. Anche Marc Bloch era comunque partecipe della concezione antropocentrica che qui si critica.

60 L. Conti, Ambiente Terra ecc., cit., p. 120 e passim.

61 E. Sori, Ecologia & Storia, Roma, Carucci Editore, 1990 (estratto), pp. 51–98. Una Introduzione all’ecostoria di P. Pierotti era uscita già nel 1982 a Milano presso l’editore Angeli.

62 A. Caracciolo, L’ambiente e la storia, Bologna, Il Mulino, 1990. Sul volume si vedano le note critiche contenute in Enzo Santarelli, L’ambiente e la storia, "Giano", n. 2, 1989, pp. 137–139 e in Luca Baldissara, Natura, storia ecoscienza del limite, "Italia contemporanea", n. 177, 1989, pp. 139–149.