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Giano 56. Dossier Guerra / 2 (settembre 2007)





Mentre affidiamo alla stampa questo secondo dossier di studio e analisi della guerra la guerra stessa riafferma la sua presenza. Con perfetto sincronisno, Bush annuncia una ripresa offensiva contro l'Iran, la Camera americana rifinanzia la "missione" in Iraq e Afghanistan, l'esercito israeliano interviene nella striscia di Gaza alimentando il fuoco d'una guerra civile e sequestra ministri e sindaci palestinesi in Cisgiordania.
Non è la freccia del Parto di un presidente ormai zoppo; sono aspetti complementari del rilancio d'una strategia di lungo periodo, che vincola anche i successivi governi e prenota per gli Usa e per il suo compatto ceto politico-affaristico il nuovo secolo, secondo un'agenda ben stabilita.
Lo dimostra il progetto più chiaramente strategico in materia di politica militare: l'installazione di sistemi missilistici al centro dell'Europa nel quadro del cosiddetto "scudo spaziale". Non è solo avventurismo repubblicano: è orientamento generale condiviso dai democratici, come risulta dal voto della Camera e dal rientro della fronda anti-Bush. Non si può non riflettere su una serie di "coincidenze": il pronunciamento "arancione" a Kiev contro Parlamento e governo, , il montare di una polemica antirussa tanto facile quanto pretestuosa, l'insistente richiesta di un maggior impegno militare europeo in Afghanistan; l'incoraggiamento americano ai nazionalismi baltici e centro-asiatici; la restaurazione del classico campo di tensione in Europa, e proprio ai confini tra la Russia e i paesi ex sovietici e ex-satelliti. Al cospetto di questa offensiva, l'Unione Europea tace, o è complice; e la politica estera italiana è forse la più navigata in questo genere di ambiguità, che alimenta guerre lontane e innesca rischi prossimi. Ma la distanza del ceto politico dai popoli in tutta la cosiddetta "Comunità internazionale", sia in Europa sia in America, e la sua responsabilità verso le masse dei diseredati del mondo sono state dimostrate dalla mobilitazione contro il G8 in Germania, e dalle manifestazioni contro Bush in Italia

L'analisi del "sistema guerra" in funzione di conoscenza .e di prevenzione è da sempre la nostra principale ragion d'essere, un nostro "punto di vista" privilegiato, che trascina con sé la massa dei problemi e che riteniamo sia insostituibile per capire il nostro tempo, la storia, l'uomo e il suo destino. Gli scritti che presentiamo in questo secondo dossier (il primo è stato pubblicato sul n. 55 di "Giano" con il titolo La guerra, e può essere richiesto alla redazione, o ricevuto per abbonamento), di Massimo Pivetti, Michele Nobile, Giorgio Gattei, Luigi Cortesi e .Enrico Maria Massucci non sono puri saggi di polemologia, ma rivolgono l'attenzione critica ai nessi tra l'esito disastroso della "guerra preventiva", la politica neoliberista e la disgregazione che rode le società occidentale; tra l'economia dell'imperialismo, la sua politica e le "Grandi Guerre"; tra la crisi della cultura europea e occidentale e la "nuova guerra dei Trent'anni". Infine, affrontano il tema dell'antagonismo socialista alle soglie del XX secolo e del fallimento dell'internazionalismo in veste di pacifismo riformista.
Nel complesso, questi studi contribuiscono ad un'estensione del discorso alle implicazioni del problema guerra, ai sistemi del dominio sociale, alla "nube che porta in sé l'uragano", secondo la famosa definizione di Jean Jaurès che abbiamo assunto come titolo del dossier. Continuiamo con ciò il lavoro di ricerca e riflessione che ci contraddistingue in un panorama intellettuale italiano, tradizionalmente afflitto da provincialismo e pettegolezzo domestico.
Il numero si completa con le consuete sezioni dedicate ad avvenimenti e commenti di attualità e con le recensioni e segnalazioni della rubrica Libri Tra i contributi di maggiore interesse segnaliamo le corrispondenze diretta da Gaza di Meri Calvelli e i due interventi sul 1956 in forma di lettere alla direzione di A. Höbel e di V. Strika.