Skip to main content

Giano 54. 1956, la grande svolta (settembre 2006)

 

"Giano" ha sempre lavorato su terreni interdisciplinari, in particolare tendendo all'eliminazione degli ostacoli e dei pregiudizi che separano la storiografia come scienza del passato dal presente scorrettamente inteso come mera arte politica. Presentiamo con compiacimento questo fascicolo, che alle consuete analisi di commetto ai fatti più recenti affianca un dossier dedicato ad un anno chiave del ‘900. Nel Quadrante la crisi mediorientale culminata nella guerra dell'estate 2006 è affrontata da due punti di vista. Il quadro geopolitico e le ripercussioni sull'ideologia e sull'esperienza del movimento pacifista. In particolare, come influisce su questo il nuovo dinamismo della politica estera italiana? Su quest'ultimo tema intervengono con diverse tesi D. Di Fiore, M. Nobile e L. Cortesi. Fra gli altri temi trattati la Siria del dopoguerra (L: Trombetta), le crisi del Congo (S. Liberti) e del Messico (R. Nocera). Si segnalano anche i temi nella sezione Osservatorio sono presenti anche problemi. Ancora una volta torniamo sulla guerra in Jugoslavia con un'analisi di T. Lofranco sul ruolo belligero delle "ossessioni identitarie". Tra le "Note critiche" anche una interessante lettura del libro Hillman sul fascino della guerra (E. M. Massucci).
Ma il focus del fascicolo è costituito dall'ampio dossier 1956, la grande svolta, che viene pubblicato nel cinquantenario della insurrezione ungherese e della sua repressione. Esso si compone di un dibattito tra cinque storici italiani del comunismo (A. Agosti, B. Bongiovanni, L. Cortesi, E. Masi A. Panaccione) e di un'appendice di documenti di quell'anno di fonte sovietica (A. Panaccione) e italiana (A. Hobel). Si segnala in particolare la relazione dell'incontro svoltosi a Parigi tra rappresentanti comunisti italiani e francesi, che non raggiunsero alcun accordo nel giudizio politico sui "fatti d'Ungheria".
Nel dibattito tra gli storici emergono interpretazioni e accenti diversi, tutti però concordi su due punti: gli avvenimenti del 1956 vanno considerati sì nella loro particolarità, ma anche come momento di "spasmo" d'un lungo processo storico che interessò il socialismo reale; essi segnalarono una frattura sistemica destinata ad aggravarsi in modo irrimediabile. Al fondo dell'analisi una oggettiva distinzione tra un socialismo reale storicamente concluso e il comunismo come complesso di conflitto sociale e di teorie della storia.