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Giano 51. Katrina, la bomba "sporca" di Bush (settembre 2005)

Non avremmo potuto caratterizzare il nostro fascicolo se non raccogliendo la provocazione di Katrina. L'uragano che ha sconvolto la più grande, più ricca, più armata Potenza del mondo, per la quale si coniano o si rilanciano definizioni assolute di Superpotenza Unica, Iperpotenza, Impero, ne ha anche smascherato la sostanza asociale, i fondamenti di menzogna che giacciono sotto la corteccia protettiva dei media, i balenii delle armi e del denaro, la commercializzazione dei valori, la profonda mancanza di democrazia. Sono rispuntati, in versione peggiorativa e in termini più aspri, la divisione in classi sociali (che sovradetermina il razzismo), la sofferenza dei poveri, l'ineguaglianza delle condizioni di nascita, di opportunità e di scelta; si è rivisto, nella sua nudità, il capitalismo storico; e si è riofferto alla nostra riflessione il nesso tra questo e la guerra, sostenuta da una spesa militare che alla sua volta regge il tutto e che vorrebbe il mondo intero sottoposto alla sua logica. Si è nuovamente dimostrata la matrice imperialistica del dissesto ecologico globale.
La temutissima "bomba sporca" che l'idra del terrorismo potrebbe introdurre negli States in una valigetta era già là, era fatta in casa, era da lungo tempo pronta ad esplodere. Esploderà ancora, perché le sue fonti sono sempre attive; e non si tratta di autodifesa o di vendetta della Natura, ma di una "semplice" questione di economia politica, capace di sconvolgere l'intera sovrastruttura del vivente.
La nostra analisi è dunque ripartita da queste considerazioni fondamentali e dai relativi collegamenti problematici (scritti di L. Cortesi, V. Sartogo, G. Garibaldi, E.M Massucci; appello di Ramsey Clark; analisi di S. Pollard Cowan dedicata a C. Rice).
Ma non vorremmo che l'invadenza di Katrina mettesse in secondo piano gli altri temi di ricerca. E soprattutto il ripensamento critico della guerra in Jugoslavia proposto dai saggi di Claudio Marta e di Tiziana Lofranco, che ristabiliscono la priorità dei contesti nazionali e internazionali contemporanei sulle interpretazioni e sulle pseudosoluzioni etnocentriche, e il quadro della questione iraniana tracciato nel saggio di Farian Sabahi, con il quale confermiamo la nostra attenzione alla strategia mediorientale e asiatica degli Usa, ma anche alle condizioni interne dei Paesi interessati e al rapporto tra politiche interne e politica internazionale.
Infine: accoppiato a questo n. 51 viene distribuito il fascicolo degli Indici generali della rivista, a cura di Vincenzo Pugliano, dal n. 1 (1989) al n. 50 (2005). Diciassette anni storicamente cruciali che si riflettono in uno strumento di consultazione e di studio indispensabile per il lettore militante e per i gruppi di ricerca e discussione ai quali soprattutto "Giano" si rivolge.