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Giano 40. Gli olocausti 1933-1945 (gennaio/aprile 2002)

GIANO 40. Gli olocausti 1933-1945

Il presente fascicolo di "Giano" è il n. 40, primo dell'anno XIV. Ogni fascicolo è per noi una piccola vittoria, anche quando la scarsità delle forze redazionali e dei mezzi, a fronte del materiale di ricerca e di riflessione disponibile, ci obbliga a sacrificare contributi preziosi. Questa volta è il caso di quanto contavamo di pubblicare sul problema israelo-palestinese e sulle gravi tensioni tra India e Pakistan. Anche il settore "Libri" esce senza la rubrica "Segnalazioni". Rimandiamo il tutto al n. 41, che uscirà dopo l'estate. La verità e che "Giano" dovrebbe pubblicare almeno 4 (o 6) fascicoli l'anno, e che ciò è attualmente impossibile.
Tuttavia, anche senza gli articoli ai quali abbiamo dovuto rinunciare, questo numero è ricco di problemi e di contributi importanti; e su tre di essi vogliamo richiamare l'attenzione dei lettori.

Il primo problema è quello trattato da Angelo Baracca: il rischio nucleare oggi e la sua fonte precipua, gli Usa dello stucchevole "Impero" di due noti opinionisti internazionali. Come era già nell'impostazione dello scritto, e come è reso esplicito nella Postilla, il cosiddetto "storico accordo" Bush-Putin non è "la fine della guerra fredda" e l'"avvento di una nuova era" di sucurezza e di pace, ma un inqualificabile inganno americano sulla pelle dell'umanità intera. Un inganno che i russi - alla loro volta tutt'altro che animelle pacifiste - devono sottoscrivere e subire nel quadro del riconoscimento al quale ambiscono di un ruolo attivo di Potenza bicontinentale. Fa parte dell'impegno di "Giano" non lasciare dubbi sul fatto che le lancette dell'orologio del "B.A.S." puntano sempre verso la mezzanotte del mondo. In questo senso va anche la relazione di Angelo d'Orsi al seminario torinese.

Il secondo problema, quello del nostro "Punto" su Gli olocausti, 1933-1945 , curato da C. Marta e F. Soverina, viene presentato nella Premessa alla serie di contributi di cui si compone quella sezione della rivista. La preparazione del "Punto" ha richiesto un impegno particolare di lavoro e di discussione. Dei risultati giudichino i lettori. Qui vogliamo solo ribadire la continuità del nostro interesse di ricerca e di riflessione su un capitolo di storia che, con grande ricchezza simbolica ma spesso con limitazioni selettive che ne restringono il significato, prende il nome di Auschwitz. Anche a questo riguardo affermiamo la volontà di mantenere una posizione di autonomia critica.

Infine, ai rapporti tra storiografia ed ecologia - in termini più concreti tra i problemi globali e il destino della civiltà umana - è dedicato un Supplemento speciale di Luigi Cortesi, che vorremmo fosse letto nel quadro generale della nostra elaborazione e, su questo stesso numero, accanto al saggio di Michele Nobile sul capitalismo nel secolo XX. Esso intende suscitare una discussione che non riguardi soltanto gli storici di professione e gli "ambientalisti", e le rispettive discipline, ma si allarghi al di là di questi confini.