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Giano 35. Dossier NATO / 2 (maggio/agosto 2000)

Giano_35

La lettura del presente n. 35 di "Giano" e del dossier "NATO 2" che ne costituisce la maggior parte deve essere fatta in contemporanea con il n. 34 e con il dossier "La NATO" che esso conteneva. In effetti questo ne è per molti aspetti la continuazione. La prima parte del saggio di Salvatore Minolfi sulla geopolitica e la strategia dell'Alleanza atlantica si trova sul n. 34; la tavola rotonda che qui presentiamo sul tema L'influenza della NATO sulla politica italiana (con studiosi di grande competenza come Falco Accame, Giuseppe De Lutiis, Luigi Ferrajoli) è stata preceduta sullo stesso n. 34 dalla nota di L. Cortesi L'italia e la NATO; lo scritto di Pasquale Vilardo fa seguito alla pubblicazione della denuncia a carico del governo italiano e da una prima riflessione in merito, condotta dallo stesso Vilardo e da altri giuristi.

Ma inoltre, e soprattutto, il presente dossier è la continuazione del precedente nell'ispirazione e nella organizzazione degli studi e della politica della rivista.
La guerra contro la Repubblica jugoslava ha infatti attraversato anche la cultura della sinistra parlamentare italiana ed europea, mettendone a nudo le complicità, i bassi compromessi e il masochismo; e a tal punto che se vi sono stati in quella guerra dissensi e scissioni, essi devono rimanere e precisarsi definitivamente anche sul versante interno della politica. Viviamo e operiamo in Italia, e lo spettacolo che in proposito hanno dato i partiti del centro-sinistra e il loro governo è stato letteralmente rivoltante, e - temiamo - disastroso per i giovani alla ricerca di incontri positivi con la politica. Ci sia permesso, su fatti come quelli, di esprimerci senza mediazioni e senza eufemismi.
Ma quello spettacolo ha anche dimostrato l'impreparazione della sinistra - il complesso delle forze aspiranti ad un rinnovamento radicale degli assetti sociali e alla sostituzione del libero manifestarsi dei conflitti civili al sistema di dominio; quel sistema che i conflitti li vuole e li provoca all'esterno, mentre al di qua della linea di guerra D'Alema e Berlusconi, Fini e D'Antoni, con i rispettivi cortei di mezzi d'informazione, garantiscono la pace sociale che permette la guerra allo straniero. Impreparazione della sinistra ad un'analisi che non cominci e non finisca con la guerra, ma sappia estendersi a tutto quel sistema; che non isoli la politica italiana da quella internazionale, ma che scopra le continuità del sistema, le sue profondità, i caratteri di lungo periodo.
Quale migliore oggetto di studio, dunque, di questa NATO del cinquantenario e del "Nuovo Concetto Strategico", pretestuosa e bellicosa, tanto unica e strapotente da volere, lei sola, ridisegnare il mondo? Nel riprendere questi interessi di ricerca "Giano" ha dovuto rifarsi molto indietro nella storia della sinistra internazionalista e antimperialista, della "lotta per la pace"; ma ha dovuto anche imparare qualcosa da altri, da settori di studio in cui il marxismo e la sinistra non sono presenti da lungo tempo, allo scopo di rendere più agili strumenti che risultano spesso appesantiti dal peso del passato e da formalismi dottrinari.
Lo spazio dedicato ad altri problemi si è, in questi ultimi fascicoli, notevolmente ristretto. Ma vogliamo intanto segnalare il saggio di Vittorio Sartogo, Il mito dello sviluppo sostenibile, ripresa di temi che potremo nuovamente sviluppare nei prossimi numeri. (Dir.)