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Giano 33. A dieci anni dal muro: Seattle (settembre/dicembre 1999)

Giano_33

Nella presentazione del n. 32 di "Giano", accomunando in una medesima considerazione la guerra nei Balcani e i rapporti tra politica ed ecologia, rilevavamo la "distanza della politica dai problemi reali e dalla loro stessa percezione"; e continuavamo: "[...] manca nel ceto politico dominante, la cui cultura e la cui condotta vanno rapidamente omogeneizzandosi in tutto l'Occidente, la coscienza della fase storica e delle esigenze che ne vengono dettate, ma che restano disattese, sia dalle questioni di vita e di sicurezza della grande maggioranza del genere umano sia da quell'apparente 'esterno' alla storia che è la biosfera".
Il riscontro reale e tempestivo di quella considerazione ha assunto il nome di Seattle, e a Seattle - culla della tecnologia della globalità ma ormai anche città eponima del movimento alternativo e della sua presa di coscienza - "Giano" 33 dedica la sua apertura, pubblicando le riflessioni di alcuni collaboratori.

La serie di brevi scritti è arrivata in redazione senza particolari sollecitazioni; ciò ci sembra dovuto alla comune percezione dell'importanza di Seattle, e a ciò si deve anche la salutare difformità delle interpretazioni e delle accentuazioni. Non manca neppure la polemica tra collaboratori, come si noterà mettendo a fronte l'intervento di Dario Paccino e quello di Angelo d'Orsi, che qui riprende e sviluppa le opinioni già espresse su "il manifesto". Sia quella comune percezione sia la difficoltà di tradurla in posizioni politiche coerenti ci fanno pensare che sui vari problemi toccati la discussione continuerà nei prossimi numeri.
Che essa sia necessaria, e debba anzi allargarsi e radicalizzarsi fino ad investire il nucleo intimo dei poteri statali e mondiali, è d'altra parte dimostrato dalla faccia militare dei processi in corso. Della continua proliferazione e produzione di strumento di sterminio tratta qui Angelo Baracca, mentre Giampaolo Capisani illustra i precedenti storici e la realtà attuale della guerra in Cecenia.
Nel fascicolo viene affrontato un secondo importante nucleo problematico che caratterizza l'insieme del numero e che abbiamo quindi evidenziato nella copertina. Nella sezione "Il punto" Domenico Losurdo approfondisce infatti il tema del razzismo dal punto di vista delle tipologie, che definisce nelle categorie de "il nero, l'indio, l'ebreo". Intervengono in discussione Annamaria Rivera, Francesco Gerrminario e Pier Giovanni Donini. Ma la complessità e il livello di elaborazione dell'analisi di Losurdo ci fanno ritenere che anche sui problemi da lui trattati e sulla sua proposta d'impostazione non mancheranno altri interventi. (Dir.)