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Giano 31. Jugoslavia (gennaio-aprile 1999)

Giano 31

Scritto sotto l'incalzare dei fatti, il nostro "Quadrante Jugoslavia" non pretende di esaurire le cause, gli svolgimenti, gli esiti ancora non prevedibili d'una guerra che ha preso avvio come spedizione punitiva, ma che ha presto rivelato implicazioni geostrategiche mondiali. Anche noi siamo stati colti di sorpresa non già dalla crisi del Kosovo e dagli errori politici che nel lungo periodo l'hanno condizionata, ma dalla determinazione degli Stati Uniti d'America e della Gran Bretagna, seguiti dagli altri paesi della Nato, a radicalizzare i contrasti locali e regionali e a svilupparne le conseguenze internazionali fino ad un ultimatum oggettivamente inaccettabile.
Abbiamo quindi raccolto una serie di articoli di primo commento, documentariamente impegnati ma necessariamente lontani da interpretazioni definitive. Altri scritti seguiranno nei prossimi fascicoli di "Giano", allorché saranno forse possibili livelli ulteriori di individuazione e di elaborazione dei problemi.

Mentre licenziamo questo dossier, infatti, le operazioni di guerra sono ancora in corso, e una soluzione diplomatica appare difficile, e tarda a definirsi su linee certe in presenza della volontà anglo-americana di guerra e vittoria totale. Quello che già si può dire è qualsiasi soluzione sarà un semplice e instabile compromesso rispetto al trauma politico internazionale provocato non solo dalla guerra in sé, ma anche dalla sua condotta, con gli aspetti crudeli che essa ha assunto sia nella repressione serba in Kosovo sia, con conseguenze più largamente devastanti, nella strategia di sterminio tecnico e di eliminazione politica seguita da Usa e Nato ai danni della Serbia.
Delle conseguenze internazionali e globali vi sono già vari cenni nei contributi qui pubblicati; e soprattutto in questa direzione cercheremo di orientare i successivi contributi di ricerca, convinti come siamo che questa guerra ha significati storici di svolta e di lungo periodo.
Non possiamo infine non manifestare, già in questa breve presentazione, il nostro totale e sdegnato dissenso dalla politica seguita dal governo italiano, una cui dissociazione anche cauta e parziale, perlomeno dalle iniziative belliche estreme e dai raids aerei in partenza dalle basi italiane, avrebbe potuto affrettare la fine della guerra. Ma dei risvolti italiani della crisi dovremo pure tornare a parlare in sede di analisi, anche per fornire a un pacifismo gracile e profondamente ambiguo, e alle forze politiche interessate un terreno di discussione e chiarimento. (Red.)